Promemoria

Ieri sera un vecchio amico, che conosco da quando ho 15 anni, mi ha chiamato e, senza spiegarmi il perché, ha cominciato tutto un discorso sul fatto che chi è malato non è un guerriero e non ha bisogno di esempi forti.
“Perché” – diceva – “chi poi di quella malattia muore, non è che muore perché ha combattuto meno o meno bene di altri. E nemmeno perché non ha avuto nessun esempio forte al quale ispirarsi.
Semplicemente, chi è malato si affida a chi e a ciò che si prende cura di lui.
E spera con tutto se stesso che funzioni”.

Quando ho chiesto al mio amico perché mi avesse chiamato proprio ieri per dirmelo, mi ha detto che “in un tempo in cui il pudore è roba da negozio di antiquariato e l’esperienza del dolore viene deliberatamente esposta, è sempre il momento giusto per ricordarle, certe cose.
Hai visto mai che, distratti dalla tv, uno se ne dovesse dimenticare”. 

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