Great Jobs

La scelta del famoso podcaster americano Joe Rogan di realizzare una intervista nella quale dialoga con un bot di Steve Jobs, che ne ricostruisce voce e pensiero sulla base di interviste e discorsi, ha suscitato varie discussioni in merito alla liceità dell’operazione stessa. Non è però l’aspetto etico che mi interessa dell’operazione ma il tema più teorico e generale, di cui il prodotto di Rogan è solo un caso particolare. 

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Un esempio di Public Humanities:
la Public History

Uno degli esempi più interessanti delle pratiche informative e performative del Public Engagement e di Public Science applicata alle Humanities (vedi → Glossario) è la Public History (PHist). La storia è già sempre e costantemente parte del dibattito pubblico, a prescindere dalle iniziative di engagement (Szreter 2004, p. 222). Eventi storici vengono continuamente utilizzati nelle pubblicità, dai politici o nella conversazione quotidiana come elementi del discorso pubblico, menzionati ovviamente non in una prospettiva scientifica e rigorosa ma in formulazioni o manualistiche e scolastiche, frutto più di luoghi comuni che di competenze reali, o in vere e proprie ricostruzioni immaginarie e, talvolta, intenzionalmente tendenziose.

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La necessità di una scienza pubblica

Il nuovo modello di gatekeeping (ne abbiamo parlato qui) rappresentato dai social network ha intercettato e amplificato l’aspirazione degli utenti a partecipare ai processi decisionali relativi alla loro esistenza, a essere ‘opinione pubblica attiva’.  Questo desiderio di ‘protagonismo dal basso’ suscita spesso timori per la sua natura fluida e per la violenza o le storture che può produrre. Ma, come si definisce e, soprattutto, cos’è l’opinione pubblica?

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Dal vertice alla base.
Un nuovo modello di gatekeeping

In un saggio del 1947, Kurt Lewin si riproponeva di analizzare i meccanismi che determinavano le abitudini alimentari della popolazione americana (Lewin 1947, pp. 143-153). Lewin notò che tutti i passaggi che conducevano dalla produzione delle materie prime fino alla loro preparazione nelle cucine delle famiglie erano presieduti da gatekeeper, vale a dire da soggetti che operavano delle scelte tra tutte le opzioni possibili: i contadini sceglievano quali semi piantare a discapito di altri; i commercianti selezionavano determinati prodotti da vendere, non esponendone altri; chi, in famiglia, procedeva con gli acquisti selezionava alcune materie prime e, infine, chi le cucinava determinava quali utilizzare e quali scartare.

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Open mind.
Le opportunità di una scienza aperta

La relazione tra i membri di una comunità scientifica, soprattutto nella forma della moderna editoria specialistica, è un esempio particolarmente interessante di applicazione del modello verticistico di gatekeeping (ne abbiamo parlato qui), vale a dire delle azioni di controllo che i vertici di una struttura gerarchica mettono in campo per controllare quante e quali informazioni vengano trasmesse alla utenza.  L’analisi di tale relazione tra professionisti della ricerca rientra in un particolare segmento di studi, chiamato ‘sociologia della scienza’. Già Nel 1973, R. K. Merton identificava quattro elementi imprescindibili e istituzionali di una corretta prassi scientifica che la descrivono come universale, comunitaria, disinteressata e autocritica. La ricerca deve essere universalmente aperta a chiunque, a prescindere da ‘collocazioni’ politiche, etniche o religiose e deve svolgersi in una costante condivisione dei procedimenti e dei dataset tra i membri della comunità, tutti pronti a mettere continuamente e reciprocamente in discussione e criticare i risultati parziali raggiunti. Solo così essa si pone su un piano valoriale che le permette di fissare come suo fine non il profitto e l’interesse di un particolare segmento politico o economico ma l’avanzamento delle conoscenze dell’umanità in un determinato segmento del sapere (d’Andrea et alii 2005, p. 28).

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Nostalgia canaglia

Per vari motivi io e mia figlia abbiamo trascorso in auto molto tempo sin da quando lei era piccola. Nei tragitti lunghi anche più di un’ora ho biecamente sfruttato tutti gli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia dello streaming video per intrattenerla. In particolare, per motivi che mi sono tuttora sconosciuti, mia figlia si era appassionata a una serie tv anni ’80, Hazzard, che raccontava le vicende un po’ improbabili di due fratelli e una sorella che scorazzavano per una contea della Georgia sulla loro auto, il Generale Lee, irridendo le forze dell’ordine locali che, dal canto loro, cercavano in tutti i modi di accusarli di qualsiasi crimine commesso nella regione, mentre intanto si arricchivano con loschi traffici. Per almeno un paio d’anni, gli episodi delle sette stagioni di Hazzard hanno stabilmente occupato il mio tablet e il tempo trascorso in auto e ancora oggi, se ci penso, quella abitudine mi restituisce una strana sensazione di comfort e tranquillità.

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Il mosaico

Amici e amati miei tutti. 

Se siete qui, tutti qui, seduti ad ascoltare, significa che quella che non c’è sono io. Situazione ideale, direi, perché posso rubarvi qualche minuto senza che possiate protestare. Del resto, sapete che il centro dell’attenzione è un posto che mi piace molto e nel quale mi muovo con una certa dimestichezza. 

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Corso di Storia della teologia 2021

Il violento miscuglio di religione e politica che ha occupato le cronache e l’immaginario globale negli ultimi vent’anni è stato spesso etichettato semplicisticamente come sottoprodotto deviato di primitive periferie geoculturali, manifestazione estrema di un nuovo Medioevo dello spirito, lontano dal sentire ormai orgogliosamente e consapevolmente laico dell’Occidente.

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Social training

Grazie alla straordinaria invenzione di cui menano vanto le compagnie di trasporto ferroviario, vale a dire una particolare forma di aerazione che eliminerebbe i pericoli del contagio da COVID, i treni sono a oggi uno dei pochi luoghi nei quali ci si trova a vivere una socialità old style e precovidica. Certo, non mancano le mascherine obbligatorie e il controllo del green pass, ma per il resto ci si accomoda, come in passato, accanto a dei perfetti estranei e per ore si condividono pochi metri quadrati con una comunità estremamente eterogenea. Si ritorna a sfiorarsi casualmente mentre si sta seduti, a passarsi gli uni davanti agli altri, in un allegro assembramento alla vecchia maniera.

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